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a scoccata rappresenta uno dei momenti più delicati dell'intero processo di tiro. Si
è a lungo scritto e detto della scoccata e non vogliamo aggiungere nulla dal punto di
vista generale. Pertanto ci limiteremo a parlare della scoccata che si esegue sul nostro
arco, quello medievale. Su quest'arco non vengono utilizzati aggeggi particolari, per
evitare di influenzare in malo modo la freccia non c'è che una maniera: eseguire la
scoccata correttamente.
La scoccata corretta, soprattutto quando si utilizzano archi relativamente pesanti non è
banale. Il vero segreto sta nell'evitare di utilizzare la forza durante l'intero processo
di apertura, affinché le dita non si sentano rigidamente ancorate alla corda e che
possano rilasciarla, nel momento opportuno, lasciando che essa si chiuda verso l'arco senza
quei movimenti perpendicolari alla chiusura dell'arco, tipici delle "strappate".
Lo scopo di chi tira con l'arco è in fondo quello di scagliare una freccia e non di
suonare l'arpa celtica. Non sarà mai ripetuto abbastanza che l'apertura dell'arco
costruito con materiali naturali, deve avvenire in maniera consona alla fibra del
materiale utilizzato, quindi senza provocare torsioni.
In questo modo si avrà
l'impressione che non siano le dita ma il gomito a provocare la scoccata, la corda
lasciata sarà silenziosa ed emetterà un suono delicato ed elegante, un quasi
impercettibile "stump", assai lontano da quegli "sdeng!" che ci fanno
sentire male al cuore per il malcapitato arco appena violentato.
Osservando il gomito durante una scoccata corretta, si osserverà che esso si muove
dolcemente indietro, aumentando la velocità della freccia, e mai invece nel senso della
freccia, segno che le dita hanno lasciato l'arco in maniera non istantanea.
Seguendo questi semplici, ma non troppo, consigli la freccia volerà verso il bersaglio
direttamente e senza "scodare". Osservando le frecce della nostra volè, le
scopriremo tutte parallele tra loro e perpendicolari al bersaglio, se esso si trova
relativamente vicino.
Ma, questa volta, invece di raccontarvi la solita storiella della freccia che deve
lasciare l'arco come la neve che libera la foglia eccessivamente appesantita, vogliamo
spiegarvi un trucchetto per utilizzare il corpo per scoccare e non la mano. Il trucco è
nell'utilizzo delle dita. Chi tira con l'arco medievale utilizza generalmente tre dita:
l'indice sopra la cocca e il medio e l'anulare sotto di essa. Fin dal medioevo si era
capito che l'anulare, il più debole, avrebbe finito per soccombere rispetto alle altre
dita più forti che avrebbero portato la forza "in alto" (sulle
spalle). Pertanto gli arcieri, fin da allora, seguono questa regola tramandata
verbalmente:
- indice - la mira
- medio - la direzione
- anulare - la forza.
tilizzando questa semplice regola risulta meno facile disequilibrare il tiro e
aggrapparsi alla corda come se fosse l'ancora della nostra salvezza. Fondamentale è porre
la forza nell'anulare. Solo in questo modo sarà possibile eseguire una trazione fluida e
regolare, generata dall'intero complesso del corpo e non dal bicipite e dalle spalle.
L'utilizzo dell'anulare è anche il prologo di quella trazione del gomito di cui si
parlava in precedenza foriero di una scoccata senza strappi verso l'esterno.
Alcuni vecchi maestri d'arco suggeriscono addirittura di porre forza nel mignolo che,
benché inutilizzato, permetterà un ulteriore maggiore forza nella parte inferiore della
mano.
A scoccata eseguita è estremamente importante che il braccio prosegua la sua strada in
opposizione alla freccia, facendo scivolare la mano sulla guancia tra la bocca e lo
zigomo. Se il movimento sarà stato corretto, la mano produrrà una lieve carezza,
altrimenti verrà prodotto uno scossone brusco, simile ad una sberla (che in taluni casi
colpisce il viso) e la pessima vibrazione dell'arco si propagherà attraverso le braccia
sino alla nuca. La sensazione è simile a quella di aver ricevuto un colpo o quella che
precede un noioso mal di testa, dovuto ad un eccessivo stress da lavoro.
La scoccata
rappresenta il punto centrale del tiro con l'arco. Da essa dipende non solo la precisione
dell'arciere ma anche, e soprattutto, il produrre una sensazione piacevole e positiva che
attraversa tutto il corpo e che non si interrompe nemmeno quando la freccia ha colto il
centro del bersaglio. Essenziale allenarla con cura e costanza.
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