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o Spirito è una componente fondamentale del tiro con l'arco medievale. Esso
rappresenta un moltiplicatore naturale delle proprie capacità. Già nell'etimologia di
questa parola esiste una componente carburante e propulsiva legata al fuoco.
In altre scuole vengono utilizzati termini diversi per descriverlo e di volta in volta
sentiremo parlare di carica agonistica, di determinazione, di cattiveria, di
concentrazione... tutti termini corretti ma che solo parzialmente descrivono ciò di cui
si stà parlando. In essi manca infatti una componente di sensazione inebriante e che ci
fa sentire forti e ci da una strana sensazione di invincibilità.
Chi invece, come noi, si rifà alla tradizione del medioevo, un periodo in cui la ricerca
della spiritualità ha rappresentato il vero motore dell'evoluzione umana, non si spaventa
di fronte al termine ed alla sua religiosità e misticità.
Lo Spirito rappresenta per l'arciere medievale qualcosa di estremamente concreto che
inizia quando ci si arma, indossando i costumi, e prosegue, con tutta la sua energia, in
tutte le azioni che si intraprendono singolarmente o in gruppo. Si tratta di qualcosa di
trascinante e contagioso che si propaga tra i diversi arcieri trasformandoli in un sol
uomo... di più, esso avvolge il gruppo di arcieri e si espande anche agli spettatori che
vengono trascinati da questa energia positiva e dal bruciante entusiasmo del gruppo.
Ma veniamo al tiro. Lo Spirito permea ogni movimento interiore ed esteriore del tiro... e
qui finisce la poesia e comincia la dura realtà: realizzare questa permeazione totale è
estremamente difficile. Tutti abbiamo in mente l'arciere dell'iconografia classica che in
mezzo alla battaglia mantiene una calma imperturbabile che lo trasforma in una
terrificante macchina da guerra: ogni colpo una vita!
La realtà è invece assai diversa e la possibilità di far sfuggire lo Spirito in un
momento qualsiasi del tiro è dietro ad ogni angolo: una freccia che cade, un amico che fa
un commento... comodi alibi per far calare quella efficiente tensione ...difficile da
sostenere, quando non si è in pericolo.
Nei tempi antichi non c'era bisogno di parlare di queste cose: chi si distraeva nella
migliore delle ipotesi saltava il pasto, nella peggiore non aveva possibilità di
pentirsi. Per questo gli Arcieri nel Tempo dicono: un
colpo, una vita!
ealizzare un'unità spirituale, dunque, comincia ancor prima di estrarre la freccia dalla
faretra. I gesti diventano calmi e naturali perché sono gli stessi da migliaia di anni e
fanno parte di un bagaglio genetico che va al di là dei pochi anni che hai vissuto. Il
gesto è uno di quelli che ti sembra di aver fatto da sempre: incoccare, aprire l'arco e
scoccare. Eppure tale gesto non è mai ripetitivo. L'energia fiammante sprigionata dallo
Spirito si espande ed esce dal tuo corpo e la freccia che continui a seguire col tuo
Spirito non colpisce solo il bersaglio, trapassandolo, ma colpisce anche te e colpisce
anche quel passante distratto che passava col figlioletto per strada e che viene costretto
dal tuo gesto a fermarsi e a seguire collo sguardo e con il cuore quello che stai facendo.
Anch'egli è trapassato dalla tua freccia, perché l'emozione scagliata dal tuo arco ha
risvegliato anche in lui qualcosa di ancestrale, che il tran tran quotidiano ha solo
parzialmente addormentato.
Forse realizzare questa difficile unità spirituale è la vera difficoltà del tiro con
l'arco ma allo stesso tempo ciò ne costituisce anche il frutto più prezioso. Il lungo
cammino che l'arciere deve compiere è quello di eliminare gli ostacoli che si
frappongono a questa
unità. Primo fra tutti, affrontare il Lato Oscuro.
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