ontrariamente a quanto avveniva negli anni passati, quest’anno lo stage si è svolto all’insegna di tutte le comodità, presso cioè un agriturismo che se da una parte è risultato essere un po’ meno medioevale rispetto ai luoghi scelti per i precedenti stage, dall’altra ha permesso la partecipazione anche di familiari o amici che hanno potuto così unirsi al nostro gruppo e organizzarsi liberamente in visite o passeggiate in zona, durante le attività di allenamento degli arcieri.

iri liberi: non essendoci piazzole di tiro e bersagli fissi, è l’arciere che in base alla propria inventiva sceglie da dove e su cosa tirare per esercitarsi.
Nella fotografia viene mostrata una delle postazioni preferite dal gruppo. I bersagli si trovano intorno a questa "piazzola" naturale (una è il punto di vista del fotografo) ad una distanza di una quarantina di metri dal bersaglio. Il tiro, abbastanza parabolato, è molto simile a quello che si effettuava dalle torri dei castelli, durante un'assedio.

rove dei tiri di battaglia: ogni anno, grazie soprattutto all’instancabile opera di ricerca di Carlo Dalessi, guida e memoria storica del gruppo, le tecniche di avanzamento e di battaglia degli arcieri vengono arricchite con nuove sequenze e perfezionate. Per far sì che tutto venga eseguito nel migliore dei modi, è necessario acquisire il giusto sincrono nella scoccata e nel movimento da parte di tutti. Nella fotografia riportata qui sotto è possibile vedere l'allenamento del tiro in file alternate: la prima fila, in ginocchio, non ostacola la seconda, permettendo così, anche in spazi ridotti, un notevole e continuo volume di frecce sull'avanzata della cavalleria o fanteria nemica.

er continuare la tradizione, cominciata con la costruzione degli archi (avvenuta nello stage annuale dell'anno scorso) partendo da un semplice tronco di robinia, ogni arciere ha realizzato e personalizzato, quest'anno, il proprio coltellaccio, da portare in battaglia. L'instancabile Mastro Fabbro ha realizzato delle rudimentali daghe in ferro, brunite per renderle meno sensibili alla ruggine. A partire dalla lama, ogni arciere, utilizzando un semplice coltello e del legno recuperato sul posto, ha potuto realizzare delle guancette rudimentali, forate a fuoco e fissate al codolo della lama da due rivetti d'ottone ed infine legato con due stesure di corda, passanti in tracce intagliate ai bordi della guancetta.
Il risultato finale è mostrato in figura. L'apparenza rudimentale non toglie nulla alla manegevolezza ed efficacia dell'arma. La "customizzazione" del manico non è esigenza estetica da collezionista ma necessità del maneggiatore dell'arma che ricerca gli spessori del legno e la forma finale in base elle proprie caratteristiche fisiche.

Il tutto è stato ovviamente e piacevolmente accompagnato da abbondante vino (mai lesinare con gli arcieri, non si sa mai!), ottima cucina (caratterizzata da punte di inattese prelibatezze realizzate dalla simpatica tenutaria dell'ostello, basti per tutte l'eccellente formaggio di capra accompagnato da miele purissimo, il tutto prodotto in loco) e…. come sempre, tanta allegria.

Arrivederci al prossimo anno!